Nuovi materiali in edilizia: la sabbia artificiale

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Come elemento base per la realizzazione di innumerevoli composti fondamentali per l’industria delle costruzioni, dal cemento al vetro, la sabbia rappresenta uno dei materiali più richiesti ed, in quanto tale, aumenta la sua progressiva scarsità contro una sempre maggiore e continua richiesta. Di fronte a tale esigenza, si moltiplicano i tentativi di riprodurre artificialmente tale materiale, portando alcuni Paesi ad investire nella ricerca di surrogati, in grado di preservare questa importante risorsa naturale a lentissima maturazione, che, essendo estratta da fiumi o spiagge, crea squilibri agli ecosistemi ed ai paesaggi.

Uno degli esempi di impegno in tale direzione è rappresentato dal Regno Unito, che, con le ricerche portate avanti dalla start up Finite (Imperial College di Londra), sta sperimentando lo sviluppo di un nuovo materiale da costruzione basato sull’utilizzo di un elemento presente in grandi quantità, solo in alcune aree del pianeta, ma poco sfruttato nelle costruzioni a causa di una granulometria troppo fine.

Finite – è questo il nome del composito, che ha dato la denominazione anche alla start up – potrebbe sostituire il cemento, possedendo simili caratteristiche strutturali, ma risultando molto più ecologico, con meno della metà del suo carbon footprint. Rispetto al suo antagonista, il Finite risulta essere biodegradabile, riciclabile e molto più versatile in termini di utilizzo. Si attendono, tuttavia, i risultati della sperimentazione, dopo la quale saranno necessari impieghi su larga scala e la verifica della normativa.

Altro Paese che sta iniziando a fronteggiare la scarsità della sabbia per le costruzioni è il Vietnam. Il suo settore delle costruzioni ogni anno richiede 100 milioni di metri cubi di sabbia, la cui estrazione, legale o illegale, è stata interessata da un forte incremento dei prezzi, che si ripercuote, di conseguenza, anche sui costi delle costruzioni, sia edili che infrastrutturali.

Per scongiurare il rischio di esaurimento delle riserve di sabbia, l’Institute of Transport Science and Technology sta lavorando allo sviluppo e alla formulazione di una tipologia di sabbia artificiale ricavata industrialmente dalle rocce, attraverso un processo di frantumazione di queste ultime; pratica già in uso in alcune parti del mondo dove questo tipo di sabbia è utilizzato sia nella composizione dell’asfalto stradale che per il cemento delle costruzioni. In questo modo si arriverebbe ad una maggiore possibilità di controllo di un prodotto, che potrebbe aumentare la sua qualità, e si giungerebbe ad un risparmio sia in termini economici  che di consumo di risorsa naturale.

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