L’UE costa all’Italia 5,5 miliardi l’anno. Le colpe della mala politica

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(FILES) A file photo taken on April 24, 2009 shows the European Union flag and national flags in front of the European Parliament in Strasbourg, eastern France. The Nobel Peace Prize was on October 12, 2012 awarded to the European Union, an institution currently wracked by crisis but is credited with bringing more than a half century of peace to a continent ripped apart by World War II. AFP PHOTO / FREDERICK FLORIN

Dal 2006 al primo trimestre 2017, la partecipazione italiana all’Unione Europea è “costata” oltre 161 miliardi, in parte compensati (nella misura del 62,4% circa) da flussi in entrata per 100 miliardi. Il “costo netto” della partecipazione all’Unione Europea ammonta quindi a 60.559.160.994 (in media, 5,5 miliardi l’anno, dal 2006 al primo trimestre 2017).

A rendere però più gravosa la partecipazione dell’Italia all’Ue sono anche le inefficienze politiche: il nostro paese è infatti quello che paga più sanzioni all’Europa per inadempimenti di varia natura, quali ad esempio mancata osservanza o mancato/inadeguato recepimento di regolamenti europei.

Ad oggi – tanto per rendere l’idea – l’Italia ha pagato in sanzioni 248 milioni per i rifiuti (con il grosso delle responsabilità imputabili proprio alla Regione Campania), 63 per i contratti di formazione, 54 per gli aiuti alle imprese di Venezia/Chioggia, 200 per le discariche contrarie alle norme UE e 162,4 per quelle non a norma (ed anche in questi ultimi due casi, con pesanti responsabilità della Campania.

«L’euroscetticismo dilagante – è il commento del presidente di FederCepi Costruzioni, Antonio Lombardinasce anche, se non soprattutto, dalle responsabilità pesantissime della nostra classe politica. Inefficienze, ritardi, inadempienze, ad ogni livello istituzionale, contribuiscono a rendere l’Europa molto più gravosa. Un onere pressoché insostenibile per territori economicamente più arretrati come quelli del Mezzogiorno. Occorre uno slancio della politica, ad ogni livello istituzionale, affinché ogni opportunità si traduca in interventi, azioni ed opere concrete: perché ciò accada occorre però un dialogo più stretto tra istituzioni, cittadini ed imprese. Ma soprattutto più serietà e rigore della classe politica, che troppo spesso caratterizza la sua azione con proclami, annunci e vacui programmi che non trovano seguito in azioni concrete, interventi, cantieri. Il fallimento dell’Ue ad oggi, pesa anche, se non soprattutto, sulla classe politica italiana».

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