BIM e digitalizzazione appalti, ecco il Decreto. Ma i termini slittano fino al 2025

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Tutto finalmente pronto per la digitalizzazione degli appalti: il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, ha infatti firmato il cosiddetto “Decreto BIM” previsto dall’articolo 23, comma 13 del Codice degli Appalti (D.Lgs. n. 50/2016) e si resta in attesa, soltanto, della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.

Il decreto però sarà effettivamente e concretamente operativo soltanto a partire dal 1° gennaio 2019 per i lavori complessi, oltre i 100 milioni di euro; mentre per le opere di importo a base di gara pari o superiore a 1 milione di euro e sino alla soglia comunitaria, l’effettiva operatività decorrerà da gennaio 2023 (per tutti gli importi l’entrata in vigore è prevista addirittura per gennaio 2025).

Il provvedimento ha destato non poche perplessità tra gli addetti ai lavori (e non solo) giacché, nella sostanza, il differimento dei termini di entrata in vigore vanifica sostanzialmente il decreto stesso e frena non poco la piena operatività del nuovo Codice. Mancano, tra l’altro, ancora i provvedimenti attuativi sui nuovi livelli di progettazione previsti dall’art. 23, comma 3, del Codice degli Appalti. Un Codice, insomma, destinato a rimanere “sulla carta” o comunque concretamente inapplicabile, ancora per lunghi mesi.

Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti deve ancora definire, tra l’altro:

  • il decreto di cui all’articolo 23, comma 3 del Codice dei contratti con cui vengono definiti i contenuti della progettazione nei tre livelli progettuali;
  • il decreto di cui all’articolo 111, commi 1 e 2 del Codice dei contratti con cui sono approvate le linee guida che individuano le modalità e, se del caso, la tipologia di atti, attraverso i quali il direttore dei lavori effettua l’attività controllo tecnico, contabile e amministrativo dell’esecuzione dell’intervento;
  • il decreto di cui all’articolo 21, comma 8 del Codice dei contratti sul programma biennale degli acquisti di beni e servizi e del programma triennale dei lavori pubblici;
  • il decreto di cui all’articolo 102, comma 8 del Codice dei contratti con cui sono disciplinate e definite le modalità tecniche di svolgimento del collaudo, nonché i casi in cui il certificato di collaudo dei lavori e il certificato di verifica di conformità possono essere sostituiti dal certificato di regolare esecuzione;
  • il decreto di cui all’articolo 77, comma 10, con cui è stabilita la tariffa di iscrizione all’albo e il compenso massimo per i commissari delle commissioni giudicatrici nel caso di aggiudicazioni con il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa;
  • il decreto di cui all’articolo 196, comma 4 del Codice dei contratti con cui devono essere disciplinate le modalità di iscrizione all’albo e di nomina dei collaudatori di infrastrutture, nonché i compensi da corrispondere;
  • il decreto di cui all’articolo 209, comma 16 del Codice dei contratti con cui sono individuati i limiti dei compensi degli arbitri;
  • il decreto di cui all’articolo 23, comma 3-bis con cui devono essere definiti i contenuti della progettazione semplificata per gli interventi di manutenzione ordinaria di importo inferiore a 2,5 milioni;
  • il decreto di cui all’articolo 111, comma 1-bis con cui devono essere individuati i criteri di determinazione dei costi degli accertamenti di laboratorio e le verifiche tecniche affidate al direttore dei lavori.

Ad incrementare le già evidenti difficoltà e i numerosi problemi attuativi, concorre sicuramente anche la mancanza della cabina di regia prevista all’articolo 212 del Codice, che avrebbe dovuto (lo si legge all’articolo 1, comma 2, lettera b) “curare, se del caso con apposito piano di azione, la fase di attuazione del presente codice coordinando l’adozione, da parte dei soggetti competenti, di decreti e linee guida, nonché della loro raccolta in testi unici integrati, organici e omogenei, al fine di assicurarne la tempestività e la coerenza reciproca”.

Il Decreto sul BIM quindi non è che un timidissimo passo in avanti, improduttivo di effetti nell’immediato. Tralasciando le ulteriori lacune della nuova normativa: la mancanza di norme relative alla direzione dei lavori; la mancanza di norme relative  ai livelli ed i contenuti ella progettazione dei beni culturali che entreranno in vigore successivamente all’entrata in vigore del decreto di cui all’articolo 23, comma 3 del codice; la difficoltà a raccapezzarsi tra i pochi provvedimenti attuativi entrati in vigore che, in alcuni casi, risultano già modificati o in corso di modifica.

 

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